I Promessi Sposi – Opera moderna torna a Roma per un gran finale

I Promessi Sposi – Foto: F. Dalfelli

I Promessi Sposi – Opera moderna: lo spettacolo torna al Gran Teatro di Roma dal 13 al 24 Gennaio 2016 per uno straordinario finale di tournée iniziato a Milano il 2 Ottobre scorso.

I Promessi Sposi – Opera Moderna, scritto e diretto da Michele Guardì, ha riscosso un successo straordinario facendosi letteralmente amare dal grande pubblico. I numeri non smentiscono, infatti, se si pensa che dal debutto (nel 2010), lo spettacolo ha registrato più di tre milioni di spettatori e la stessa reazione del pubblico registrata durante le repliche a cui abbiamo avuto il piacere di assistere in diverse città della tournée conferma questo riscontro positivo. Ci sembra giusto partire da questo dato perché, al di là di quello che possono pensare gli addetti ai lavori o i critici a riguardo, è il pubblico pagante che decreta il successo di una rappresentazione.

Abbiamo molto apprezzato l’idea registica iniziale: nella scena iniziale di gruppo vengono presentati i personaggi principali e, al contempo, è dichiarata la finzione scenica, tra sbarra per danza classica e specchi da camerino di teatro.

«Amore che non posso avere, amore che non posso amare, amore» canta Lucia (Noemi Smorra) quasi a lasciar presagire che i due innamorati in procinto di sposarsi siano destinati ad affrontare una storia difficile e piena di peripezie. «Comincia qui la storia mia con te... sei tutte le parole ma questa sola basta... amore» prosegue Renzo (Graziano Galatone), come a dare inizio alla favola. Poco dopo sentiamo una delle frasi più famose: «questo matrimonio non s’ha da fare», la pronunciano i bravi minacciando don Abbondio (Salvatore Salvaggio). Il sogno dei promessi sposi si infrange per la vigliaccheria di un uomo e la sopraffazione dei prepotenti, in primis don Rodrigo (Giò Di Tonno) che esordisce dichiarando di essersi 'invaghito' di Lucia che vuole avere a tutti i costi «Tu mi scoppi nella mente, tu mi scoppi nelle vene... un'amore senza leggi... Contadina senza storia io ti insegnerò l'amore».

  

Lungi da noi voler riassumere in poche righe un libro così fondamentale non solo nella Storia della Letteratura Italiana, non vogliamo semplificarvi una sinossi ricca di sottotesti, significati, episodi che riguardano i protagonisti, ma anche il popolo (vedi i tumulti di Milano) ed eventi come la peste. Proprio tenendo conto di tutto ciò, sappiamo che non è facile ridurre drammaturgicamente un romanzo storico qual è l’opera manzoniana. Nello spettacolo in questione il plot è rispecchiato fedelmente. Ci sono alcuni momenti in cui scatta la scintilla emotiva, un esempio è l’ "Addio ai monti" di Lucia, in cui il volto e la voce di Noemi Smorra ci fanno a stento trattenere le lacrime e suscitano una vera palpitazione del cuore .

Un’altra idea di messa in scena che permette subito al pubblico di trovare la chiave di lettura dell'opera riguarda l’ingresso di don Rodrigo su una ragnatela, pronto a muovere i fili della storia al di là della legalità e dichiaratamente prepotente. Guardì sceglie una regia lineare, pronta a dar vita a flashback in carne ed ossa mentre il personaggio rivive quel momento della sua vita. Il primo atto si chiude sul sogno di Milano: «ecco, ecco Milano, dove la vita ti appartiene. […] La gente vive, sogna ed è felice». È questa l’immagine che ha Renzo del capoluogo meneghino, lui un uomo in fuga, separato dalla sua donna, si ritrova invischiato nei tumulti di allora.

Nello svolgimento del secondo atto, si vede l’evoluzione di quelle stesse persone che avevano lottato per il rincaro del pane, dilaniate dalla peste. Nel frattempo «Il buio della notte è dentro al cuore», pronto a caratterizzare ora il mutamento di stato d’animo di Lucia, ora quello di don Rodrigo e, come un cerchio che si chiude, si torna al «Comincia qui la storia mia con te», cantato appassionatamente da Renzo. La scena finale vuole comunicarci l’arrivo della Divina Provvidenza sulla città e nei singoli.

I Promessi Sposi pensati da Guardì presentano un impianto scenografico monumentale (Luciano Ricceri) che ben si sposa con questo genere, di cui ancora si discute sulle caratteristiche precise, ma che vuole distinguersi dal musical. Gli interpreti dei personaggi principali sono assolutamente di gran calibro.
Ogni artista, a cui riconosciamo il valore, compreso il corpo di ballo, dà il suo apporto e la risposta del pubblico ne è la prova. Il messaggio trasmesso arriva a tutti, intrattenendo e cercando di far passare valori come la patria, l’amore puro, il perdono strettamente legato al senso religioso. In questa prospettiva ci sono brani che tornano e ritornano, fidelizzando a tal punto lo spettatore, il quale, nell’arco delle circa due ore e quarantacinque di spettacolo (compreso intervallo), quasi riconosce la base e inizia ad imparare le parole.
I recitativi tornano a più riprese e anche a distanza di poco dalla precedente esecuzione, ma, a tratti, il pensiero che tutto ciò venga fatto per creare un motivo riconoscibile, lascia il posto al desiderio di maggior ritmo e originalità su questo aspetto. Coerentemente con il discorso iniziale, crediamo che I Promessi Sposi – Opera musicale continuerà a colpire nel segno gli spettatori.

 

Guarda il video della passerella su #LiveTheMusic:

Info aggiuntive

“I Promessi Sposi – Opera moderna”

Riduzione teatrale, testo, libretto e Regia: Michele Guardì

Con Graziano Galatone, Noemi Smorra, Brunella Platania, Christian Gravina, Rosalia Misseri, Chiara Luppi, Vittorio Matteucci, Vincenzo Caldarola, Enrico D’Amore, Giò Di Tonno, Lorenzo Praticò, Salvatore Salvaggio e il Corpo di Ballo costituito da 24 componenti.

Musica e Arrangiamenti corali: Pippo Flora

Costumi: Alessandro Lai

Coreografie: Luciano Cannito

Gioielli: Gerardo Sacco